da: www.unabasesicura.it


Un'altra teoria ?


Come ha scritto Bowlby, "non c'è niente di più pratico di una buona teoria": senza una buona teoria a fare da guida, la terapia è poco incisiva, i risultati sono difficili da interpretare ed i benefici incerti.

Ciò nonostante lo stesso Bowlby era deluso dalla lentezza dei clinici ad utilizzare, e quindi a sottoporre a verifica, le applicazioni pratiche della teoria dell'attaccamento.
Una delle ragioni di questo ritardo, è stata l'erronea convinzione che la teoria sia relativa al solo comportamento.
"Un'altra ragione è data dal fatto che i clinici sono persone molto occupate, riluttanti per natura a spendere del tempo per cercare di padroneggiare una nuova e strana teoria, almeno fino a quando non hanno dei forti motivi per credere che questo potrà migliorare la loro conoscenza in campo clinico e la loro abilità terapeutica".

Le origini psicoanalitiche


Bowlby John Bowlby, lo psichiatra inglese (1907-1990) ideatore della teoria dell'attaccamento, era convinto dell'efficacia terapeutica della psicoanalisi. Diplomatosi analista nel 1937, iniziò un training in psicoanalisi infantile con la supervisione di Melanie Klein; quindi, diventato socio della Società Inglese di Psicoanalisi, vi rivestì diversi ruoli organizzativi, tra cui vicedirettore tra il 1956 ed il 1961, e vi rimase sempre iscritto, ritenendo che la sua teoria potesse far parte del corpus teorico della psicoanalisi.
Bowlby era però scettico verso alcuni concetti teorici che avevano portato gli psicoanalisti del suo tempo a prestare scarsa attenzione al ruolo dell'ambiente nell'eziologia delle difficoltà psicologiche.
Bowlby quindi rivolse la sua attenzione alle vicende vissute dai bambini (in particolare alle separazioni dalle madri) ed al carattere reale dei loro genitori (e non più solo ai genitori come fantasticati dal bambino) descrivendo le conseguenze sui bambini.
Questo portò Bowlby ad interrogarsi sulla natura del legame tra bambino e genitori e a considerarlo, diversamente da Freud e dalla Klein, come un legame psicologico a sé e non più come un istinto derivato dalla nutrizione o dalla sessualità infantile.
Bowlby, volendo restare nell'ambito della psicologia psicoanalitica, iniziò a sviluppare la teoria dell'attaccamento ritenendola una variante della teoria delle relazioni oggettuali, ma fondandola scientificamente sull'approccio etologico.

L'approccio etologico

Sembra che l'idea dell'attaccamento sia venuta "in un lampo" a Bowlby quando nel 1952 lesse i lavori di Konrad Lorenz e di Niko Tinbergen; particolarmente proficua fu per lui la lettura dell' Anello di Re Salomone di Lorenz.
Bowlby rimase colpito dal lavoro di questi etologi, che applicavano i principi della teoria dell'evoluzione di Darwin allo studio del comportamento animale, ed organizzò degli incontri, cui partecipò Robert Hinde.
Gli studi di Harlow, sul bisogno di contatto dei piccoli macachi (che preferivano un pupazzo morbido ad uno di ferro, nonostante che da quest'ultimo traevano il latte) e quelli di Hinde sulle conseguenze delle separazioni dei piccoli di scimmie Rhesus (molto simili a quanto già osservato da Bowlby nei bambini) fornirono la dimostrazione che il legame bambino-madre è un legame di importanza primaria e non secondaria al nutrimento o alla soddisfazione di pulsioni libidiche.
La presenza dello stesso legame in altre specie animali indica che il legame col genitore è necessario per la maggior sopravvivenza dei piccoli, per la protezione dai pericoli e, in particolare, dai predatori, e per questo, nel corso dell'evoluzione, si è radicato anche nella specie umana.
Da questo attaccamento del bambino alla madre deriva il bisogno del bambino di mantenere una certa vicinanza con la madre e, quindi, le sue proteste e disperazioni in caso di separazione.

Il cognitivismo

L'evoluzionismo neodarwiniano di Tinbergen e Hinde utilizzava concetti, propri di un modello in seguito chiamato cibernetico, quali i sistemi di controllo corretti secondo lo scopo: ad esempio, il sistema controlla che sia mantenuta la vicinanza alla figura d'attaccamento, se ciò non avviene si attiva la protesta, quale comportamento per ripristinare la condizione ottimale di vicinanza.
Quindi invece di utilizzare un modello energetico o "idraulico", veniva proposto un modello basato su sistemi di controllo, orientati al raggiungimento di scopi specifici, e corretti dalle informazioni provenienti dall'ambiente.
Liotti ha sottolineato come la teoria dell'attaccamento si inserisce in un modello "cibernetico" di funzionamento della mente, in realtà già proposto da Janet, dove il compito principale dell'apparato psichico è di gestire le informazioni, sia provenienti dall'ambiente esterno sia "interne".
LIBERAMENTE TRATTO DA:
G. Attili, Attaccamento e costruzione evoluzionistica della mente. Raffaello Cortina, Milano, 2007
J. Bowlby, Una base sicura. Raffaello Cortina, Milano, 1989
J. Holmes, La teoria dell'attaccamento. Raffaello Cortina, Milano, 1994
G. Liotti, Le opere della coscienza. Raffaello Cortina, Milano, 2001



torna home page