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L' attaccamento e la separazione della coppia

La teoria dell’attaccamento aiuta a comprendere non solo lo sviluppo del bambino,
ma anche altre fasi della vita dell'individuo, come la separazione e il lutto.

Separazione della coppia

L’attrazione reciproca e l’interesse sessuale danno luogo alla formazione delle coppie, ma se i partner non riescono anche a soddisfare reciprocamente il bisogno di conforto e di sicurezza, subentra un’insoddisfazione che può portare alla rottura della coppia.
Qualunque sia la causa che rende la relazione di coppia insoddisfacente, c’è un momento in cui  emerge un vissuto di intollerabilità relativo al legame di coppia ed alla prospettiva del suo perdurare nel tempo.
Si tratta di una percezione soggettiva di almeno uno dei partner, che inizia ad avvertire come i propri bisogni, aspettative e desideri, non solo non trovano realizzazione nel rapporto di coppia, ma ne sono addirittura impediti dal proseguire della relazione di coppia.
Sebbene fondata su un’insoddisfazione di coppia, la decisione di separarsi è infatti del tutto personale, non condivisa col partner: questa soggettività è alla base della disparità di vissuti caratteristica della separazione [1].
La disparità si fonda non tanto sulla valutazione del rapporto (soddisfacente o insoddisfacente), che può trovare i due partner d’accordo, quanto soprattutto sul senso di intollerabilità, avvertito, solo o comunque per primo, da uno dei due, per il quale diventa davvero intollerabile non tanto l’altro, ma l’immagine di sé stesso all’interno della coppia, anche per la frequente alternativa costituita da un’altra relazione.

Il lutto dell’abbandono

La rottura del legame di coppia suscita reazioni emotive del tutto simili a quelle di un lutto per la perdita fisica di una persona cara.
La gravità di questo processo di lutto dipende innanzitutto dalla profondità emotiva della relazione, nonché dalla stabilità psichica dell’individuo.
Inizialmente lo stato d’animo è caratterizzato dallo stupore.
Quando uno dei partner decide di troncare la relazione, l’altro è spesso preso alla sprovvista, non se lo aspettava. Oppure aveva avvertito segni premonitori, cui non aveva dato importanza, ritenendoli dubbi infondati o forse aveva voluto far finta di non vederli, temendo il peggio. O, ancora, lo sapeva ed ha fatto di tutto per evitarlo.
Comunque è uno shock.
Le conseguenze sono molto variabili, ma è frequente un certo grado di disorientamento, talvolta seguito da agitazione e iperattività (che ha il significato di una reazione di fuga).
Possono esserci anche difficoltà di concentrazione, depressione, ansia e ritiro sociale.
Sono comunemente presenti segni vegetativi di ansia, quali tachicardia e sudorazione.
Sono state descritte tre distinte fasi del lutto (protesta, disperazione e distacco) nel caso della rottura di una relazione di coppia tra adulti, come nella separazione che segna la fine di un matrimonio, anche se processi simili, a volte meno intensi, si hanno anche nel caso di rotture di fidanzamenti adolescenziali.
La protesta, la rabbia. E’ l’aspetto che il coniuge presenta quando va dall’avvocato e chiede “vendetta” o riparazione per il danno subito. O rinfaccia tutti i sacrifici fatti per l’altro e per la famiglia. O, ancora, inveisce contro l’altro e tutta la sua parentela d’origine. Oppure passa all’azione, vendicandosi del tradimento subito.
In ogni caso è la fase dei comportamenti più negativi, più distruttivi (per se stesso, per il coniuge e per i figli).
La disperazione. Se tra i due c’è stata davvero una relazione profonda, allora la sofferenza è inevitabile, almeno per chi subisce l’abbandono affettivo. Costui paga il credito di emozioni dell’innamoramento: la gioia che aveva provato all’incontro con l’altro diventa ora disperazione per la sua perdita.
Il distacco. Chi è rimasto da solo deve avviare un processo di elaborazione psicologica. Ha bisogno di un periodo per riflettere dentro di sé e di parlarne con persone fidate per prendere le distanze dalla persona amata, che era parte di sé.
Protesta, disperazione e distacco sono le stesse evidenziate nella separazione del bambino dalla madre, a dimostrazione che la relazione di coppia è una relazione d’attaccamento.

Il superamento della perdita

Quando viene minacciato il legame d’attaccamento, la coscienza non riesce più a comprendere ed elaborare i vissuti, che vengono relegati nell’inconscio.
Il loro riemergere non va considerato come risultato di presunte pulsioni libidiche o di morte, ma, come avviene anche nei disturbi post-traumatici, va  considerato quale tentativo di ricostruire una rappresentazione mentale continua e coerente, da parte di una coscienza che al momento era stata sovraccaricata dall’intensità traumatica dell’accaduto.
Per superare il lutto occorre una buona funzione riflessiva, ovvero una buona capacità metacognitiva di riflettere sui propri sentimenti.
Anche parlarne con persone amiche aiuta a riflettere sui propri sentimenti, a vedere le cose sotto una diversa prospettiva, migliorando la funzione riflessiva,  che viene nettamente incrementata da una psicoterapia.
Per completare il distacco emotivo è fondamentale la revisione critica ed auto-critica: occorre che chi è rimasto acquisisca la consapevolezza che la relazione presentava aspetti negativi.
Conoscere i meccanismi, prima accennati, dell’attaccamento di coppia può aiutare a comprendere i propri limiti e quelli del partner e quindi aiuta a creare basi diverse per una eventuale nuova relazione.
Questo processo psicologico di lutto, inteso come perdita, reazioni emotive alla perdita e superamento della perdita, richiede un tempo, variabile in genere da qualche mese a circa 2 anni, anche se restano residui per molto più tempo; la separazione è comunque da considerarsi un’esperienza stressante, che può comportare, alla pari di altre esperienze di perdita o catastrofiche, un peggioramento del funzionamento mentale dell’individuo.
Occorre considerare che la rottura (specie se subita) di una relazione di coppia costituisce un evento avverso, stressante, sia sul piano dell’attualità che per le ciò che riverbera del passato: gli unici fattori protettivi sono l’autostima e le capacità riflessive.
Quanto sopra ci aiuta a capire che la separazione è un evento che segna la storia delle persone, comportando la necessità di rielaborare la propria identità psichica e di ridefinire le relazioni familiari; ma c’è anche la possibilità di un cambiamento positivo, di una nuova definizione di sé, con la riscoperta di una creatività assopita, di nuove attività e di relazioni fondate su nuove basi.
Tutto questo vale per gli adulti, mentre per i figli la separazione dei genitori rappresenta sempre un momento critico, un cambiamento che richiede un adattamento interiore e può rappresentare una grave difficoltà specialmente se i genitori costituiscono fonti di sofferenza.
[1] Canevelli Francesco e Lucardi Marina
La mediazione familiare. Dalla rottura del legame al riconoscimento dell’altro.
Bollati Boringhieri, Torino, 2000

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