da: www.unabasesicura.it

Campo d’indagine del Coffy Test 

I ricercatori, che hanno sviluppato la teoria dell'attaccamento proposta da Bowlby, hanno concentrato la loro attenzione sulle diverse modalità di attaccamento, individuando diverse tipologie  (sicuro/preoccupato/distanziante/non organizzato) nel bambino, nonché le corrispondenti modalità nell'adulto; molti studi hanno analizzato la stabilità della distribuzione nelle popolazioni di tutto il mondo, la stabilità nell'individuo e la trasmissione intergenerazionale.

Il nostro interesse attualmente non è sull'assetto "complessivo" dell'attaccamento, bensì sugli elementi che lo determinano, per poter operare sulle relazioni tra bambino e le sue figure d'attaccamento,  al fine di rimuoverne le distorsioni che ostacolano lo sviluppo psichico del minore.

COSA VOGLIAMO INDAGARE CON IL COFFY TEST

Ogni tipologia d'attaccamento è basata su specifici "Modelli Operativi Interni", ipotizzati da Bowlby quali rappresentazioni mentali che hanno la funzione di veicolare la percezione e l’interpretazione degli eventi da parte del bambino (e poi dell’adulto), e che comprendono un modello di sé, un modello dell’altro ed un modello di sé-con-l’altro (Liotti, 2001).

Per questo il nostro interesse è rivolto ai "modelli operativi interni" che il bambino utilizza.

D'altra parte, il significato ultimo dell’attaccamento, alla luce della teoria proposta da Bowlby, è quello di garantire la base di sicurezza su cui l’individuo può fare affidamento per sperimentare la sua autonoma esplorazione del mondo e dei rapporti interpersonali.
In questo senso, ci sembra importante, come ha sottolineato la Crittenden, cosa il bambino percepisce come pericolo, nonché quanto si sente protetto e confortato dal genitore.

L’oggetto di indagine del Coffy Test sono quindi le rappresentazioni mentali, il modo del bambino di processare le informazioni con forte contenuto emotivo: pericoli, difficoltà, divieti educativi, autonomia esplorativa, condivisione con i coetanei,  affettuosità e separazione dai genitori.

Un buon monitoraggio cognitivo delle emozioni, evidenziato da un processo corretto delle informazioni, può essere considerato indice di buon funzionamento mentale (oltre che di un probabile attaccamento sicuro).

MODALITA' RELAZIONALI DEI GENITORI

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Al contrario, distorsioni nel processo delle informazioni proposte, indicano aspetti preoccupanti della relazione genitori/figlio che può essere opportuno approfondire (con altri strumenti clinici) sia a fini diagnostici che terapeutici, in quanto, come afferma la Crittenden (Attaccamento in età adulta, 1999) “queste distorsioni possono essere di notevole importanza clinica; in effetti, esse possono essere considerate il mezzo di sviluppo e di mantenimento della psicopatologia”.
In particolare la Crittenden evidenzia alcune esperienze vissute dal soggetto nell’ambito della relazione con i genitori: “Gli eventi vitali sono importanti per comprendere il sostegno psicologico che il soggetto ha ricevuto e le sfide che ha affrontato nel corso della propria storia. Alla luce di ciò è possibile valutare il suo adattamento comportamentale e la sua coerenza mentale”.

Se lo studio di questi “eventi vitali” è importante per ricostruire retrospettivamente il vissuto del soggetto e le conseguenti sue rappresentazioni mentali, crediamo sia importante analizzare questi “eventi vitali” (o modalità relazionali) mentre sono in atto, ovvero quando il soggetto è ancora bambino.

Tra le modalità relazionali evidenziate dalla Crittenden, per la loro frequenza, risultano particolarmente importanti:
1) il sostegno: se i genitori incoraggiano l'autonomia esplorativa, se sono protettivi (o almeno presenti) quando il bambino è in pericolo, se lo consolano quando sofferente;
2) la distanza: dall'incapacità a manifestare affetto, alla distanza psicologica tale da trascurarlo, non accorgendosi della necessità di protezione del figlio, fino a costituire essi stessi un pericolo.
Per questo il test, oltre all’adeguatezza o meno dei processi rappresentativi (cognizioni ed affetti) del bambino nelle diverse situazioni prospettategli, ha un altro campo d’indagine: le attese del bambino riguardo le figure genitoriali.
Vengono esplorati non solo i comportamenti protettivi o consolatori attesi (dal bambino, si presume in quanto già sperimentati) dalle figure genitoriali in situazioni di pericolo, ma anche la funzione di stimolo o, al contrario, d’interferenza delle figure genitoriali (sempre secondo le attese del bambino) di fronte a situazioni di autonomia esplorativa o di gioco.
E' evidente che il Coffy Test esplora aree in gran parte diverse da quelle esplorate dal SAT; inoltre, sebbene il Coffy Test faccia esplicito riferimento alla teoria dell’attaccamento, si presta ad essere utilizzato anche da chi fa riferimento a teorie psicoanalitiche quali quelle basate sulle relazioni oggettuali.

Il Coffy Test è rivolto a bambini e ragazzi, di entrambi i sessi, in età scolare.

In base all'esperienza finora accumulata il Coffy Test difficilmente può essere somministrato prima dei 5-6 anni d'età, mentre, dopo i 13-14 facilmente il soggetto ne comprende le implicite finalità e ciò può falsare i risultati.

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