da: www.unabasesicura.it

La Consultazione Psico-Diagnostica
in Età Scolare -2-


Le tecniche proiettive

Di quali strumenti disponiamo per conoscere le dinamiche in gioco?
Possiamo utilizzare le sedute di gioco ed osservazione, ma occorre poter disporre di diverse sedute.
Il colloquio diretto è poco praticabile a questa età, specialmente quando si è alle prime battute: in età infantile, il grado di consapevolezza, la capacità di autoriflessione e la stessa motivazione sono molto limitate.
Questo rende impraticabili le versioni di auto-somministrazione sia della Child Behavior Check List - CBCL [Achenbach et al, 1983], che del CRS-R [Conners, 2007], almeno fino ai 12 anni d’età.
Possiamo impiegare strumenti psicometrici (questionari di personalità, rating scales, ecc.), tipici dell’approccio nomotetico, cioè centrati sulla ricerca di dimensioni presenti in tutti gli individui, anche se con un diverso grado di espressione, ma i questionari o le check list, come la CBCL, compilati dal genitore o da altro caregiver, forniscono l’opinione che questi ha del bambino, ma non garantiscono che tale opinione corrisponda alla realtà.
Occorrono i “test di personalità”, strumenti che misurano le caratteristiche emotive, motivazionali, interpersonali e di atteggiamento di un individuo, distinte dalle sue abilità intellettive.
Con le tecniche proiettive, tipiche dell’approccio idiografico, centrato sulla singolarità di ogni individuo, possiamo cercare di conoscere le dinamiche (per lo più inconsce) superando le difese consce del soggetto, e accedere ad informazioni psicologiche importanti, non altrimenti ottenibili e di cui il soggetto stesso non è consapevole [Dosajh, 1996].
Dobbiamo quindi ricorrere a tecniche proiettive, intendendo qui per proiezione, il processo con il quale un soggetto, in base alla sua personalità, organizza e struttura un’esperienza.
Le tecniche proiettive sono procedure che utilizzano stimoli vaghi e ambigui (macchie di inchiostro, disegni, fotografie, frasi incomplete, ecc.) ai quali gli individui rispondono riferendo ciò che percepiscono, costruendo storie o completando o ordinando frasi.
Poiché il materiale è scarsamente strutturato, il modo in cui l’esaminato lo elabora viene interpretato come una proiezione delle sue caratteristiche di personalità (bisogni, conflitti, paure, ecc.) [Pedrabissi et al, 1997].
L’ambiguità degli stimoli presentati obbliga il soggetto a sviluppare un’interpretazione, che non può essere costruita se non sulla base delle esperienze e modi di pensare e di sentire peculiari del soggetto stesso.
Nei test proiettivi la situazione stimolo deve essere poco strutturata, ambigua, senza un significato preciso perché è nel processo di costruzione del materiale non strutturato che il soggetto rivela la dinamica della propria organizzazione di personalità.
Questa mancanza di strutturazione e la conseguente illimitata possibilità di risposte se per alcuni clinici può essere un vantaggio, per altri rappresenta un limite intrinseco ai test proiettivi [Piperno et al, 2008].
Infatti, l’ambiguità degli stimoli, se da una parte consente l’emergere di contenuti inconsci, dall’altra permea tutte le tecniche proiettive di un’indeterminatezza, che costituisce la loro maggiore criticità e li distingue dai test psicometrici, indubbiamente più precisi.
Le risposte dell’esaminato ad una tecnica proiettiva possono essere infinitamente varie, per cui è necessario ridurle in un numero predeterminato di categorie, inserendo così un elemento di giudizio dell’esaminatore e quindi un fattore di soggettività.
L’altro principale elemento di criticità delle tecniche proiettive consiste nel loro essere una misura di un costrutto teorico, di per sé non direttamente verificabile e più opinabile del costrutto teorico sotteso ai test psicometrici, quale ad esempio l’intelligenza.
Inoltre, in campo infantile, risentono troppo della soggettività di chi li interpreta le tecniche proiettive “carta e matita”, quali i disegni, spontanei o su consegne, come quello della figura umana, dell’albero, della famiglia, del bambino sotto la pioggia o altri ancora, che pure forniscono dati importanti.
Anche i test “classici” quali C.A.T. [Bellack, 1949], Blacky Pictures [Blum, 1950] e Patte Noire [Corman, 1961] risentono troppo della soggettività di interpretazione, non essendo strutturati su una base quantitativa-statistica.
Al contrario, nel Coffy Test la tecnica proiettiva ha una base quantitativa statisticamente validata.

Clicca qui per continuare a leggere

torna home page