da: www.unabasesicura.it

i cinque compiti terapeutici di Bowlby

La teoria dell’attaccamento può essere usata come quadro di riferimento per indirizzare le diverse forme di psicoterapia; per quanto riguarda la terapia individuale Bowlby scrive:

“Un terapeuta che applica la teoria dell’attaccamento considera il suo ruolo come quello di chi fornisce le condizioni in cui il paziente può esplorare i propri modelli rappresentazionali di se stesso e delle proprie figure d’attaccamento con l’ottica di dar loro una nuova valutazione e di ristrutturarli alla luce delle nuove conoscenze che ha acquisito e delle nuove esperienze che ha avuto nella relazione terapeutica”.

Bowlby schematizza in cinque compiti o obiettivi il ruolo del terapeuta;

obiettivi che, sebbene distinti, devono essere intesi come strettamente in relazione tra loro, tanto che “nella pratica è probabile che una seduta produttiva coinvolga prima un obiettivo, poi un altro”

1° obiettivo: “… Iniziamo con il compito del terapeuta di fornire al suo paziente una base sicura.

Questo ruolo è molto simile a quello descritto da Winnicott come holding e da Bion come containing …”
“… Fornendo al proprio paziente una base sicura da cui esplorare ed esprimere i propri sentimenti e pensieri il ruolo del terapeuta è analogo a quello di una madre che fornisce al figlio una base sicura da cui esplorare il mondo. Il terapeuta si impegna ad essere affidabile, attento e a rispondere con comprensione alle esplorazioni del paziente e, per quanto può, a vedere e sentire il mondo attraverso gli occhi del suo paziente, cioè a essere empatico … ”
In particolare per Bowlby il terapeuta deve “… fornire al paziente una base sicura dalla quale partire per esplorare i diversi aspetti infelici e dolorosi della sua vita, molti dei quali il paziente trova difficile o forse impossibile riconsiderare senza un compagno di cui abbia fiducia che gli fornisca sostegno, incoraggiamento, comprensione e che, al caso, faccia da guida …”
“… Se un terapeuta non dà al paziente la possibilità di sentire un certo grado di sicurezza, la terapia non può neanche avere inizio …”

2° obiettivo: “… assistere il paziente nelle sue esplorazioni

incoraggiandolo a prendere in esame il modo con cui intreccia relazioni con persone significative della sua vita attuale, quali aspettative abbia nei confronti dei propri sentimenti e dei propri comportamenti e nei confronti di quelli di altre persone …”

3° obiettivo: “… incoraggiare il paziente a prendere in esame la relazione che ha col terapeuta …”

Bowlby specifica che le interazioni tra paziente e terapeuta nel qui e ora devono essere sempre al centro della terapia: “… entro questa relazione il paziente porterà tutte quelle percezioni, costruzioni e aspettative … che si originano da ciò che gli dettano i suoi modelli operanti di sé e dei genitori …”


4° obiettivo: incoraggiare il paziente a esplorare criticamente il proprio passato

“… incoraggiare il paziente a esaminare quanto le sue attuali percezioni e aspettative, e i sentimenti e le azioni ad esse correlate, siano un prodotto degli eventi e delle situazioni incontrate nell’infanzia o nell’adolescenza, specialmente con i genitori, o siano invece il prodotto di quanto gli può essere stato detto ripetutamente. Questo processo è spesso doloroso e difficile …”
Bowlby ricorda che “… l’unico motivo per incoraggiare il paziente in certi momenti a esplorare il proprio passato è perché ciò getta luce sui suoi modi attuali di sentire e di vivere …”

5° obiettivo: la verifica dell'appropriatezza dei modelli operativi interni

o per dirla con le parole di Bowlby: “…rendere il paziente capace di riconoscere che le sue immagini (modelli) di sé e degli altri, derivate da passate esperienze dolorose o da messaggi distorti provenienti da un genitore, ma troppo spesso in letteratura male etichettati come “fantasie”, possono essere o possono non essere appropriate nel suo presente e futuro; oppure, in realtà, che non sono mai state appropriate e giustificate …”

Inoltre, nel lavoro terapeutico così inteso, il terapeuta deve essere sempre consapevole di due aspetti:

1) Il primo è relativo all’origine dei meccanismi transferali del paziente,

che “… a causa delle sue esperienze negative passate, può non credere che ci si possa fidare che il terapeuta si comporti gentilmente o capisca i suoi imbarazzi. Oppure quelle inaspettate risposte attente e comprensive che il paziente riceve lo possono indurre a supporre che il terapeuta gli fornirà tutte quelle cure e quell’affetto che egli ha sempre desiderato fortemente, ma che non ha mai avuto. In un caso il terapeuta perciò è visto in una luce eccessivamente critica e ostile, nell’altro come pronto a fornire più di quanto sia realistico. Dato che, si ritiene, questi due tipi di errata interpretazione e di errata costruzione, con le emozioni e il comportamento cui danno origine, sono aspetti centrali dei problemi del paziente, bisogna che un terapeuta abbia la conoscenza più ampia possibile sulle molte forme che possono assumere queste errate costruzioni e anche sui molti generi di esperienze precoci da cui è probabile che si siano originate queste errate costruzioni. Senza le conoscenze di questo tipo un terapeuta non è nella migliore posizione per vedere e sentire il mondo come lo vede e lo sente il suo paziente …”

2) Il secondo è relativo agli aspetti controtransferali del terapeuta:

“… il modo con cui un paziente costruisce la sua relazione con il terapeuta non è determinato solo dalla propria storia: è determinato allo stesso grado da come il terapeuta lo tratta. Così il terapeuta deve sempre impegnarsi a essere consapevole della natura del proprio contributo alla relazione il quale, insieme ad altre influenze, probabilmente riflette in un modo o nell’altro ciò che il terapeuta stesso ha sperimentato durante l’infanzia …”

Tutto il lavoro psicoterapico è teso a che “… il paziente diventi capace di smettere di essere schiavo di vecchi stereotipi inconsci e diventi in grado di sentire, di pensare e di agire in modo nuovo …”

“… Quando il processo è iniziato il paziente comincia a vedere le vecchie immagini (modelli) per ciò che sono, i prodotti non razionali delle sue passate esperienze o di ciò che gli è stato detto ripetutamente, e quindi inizia a sentirsi libero di immaginare alternative che meglio si adattino alla sua vita attuale …”


LIBERAMENTE TRATTO DA:
J. Bowlby, Una base sicura. Raffaello Cortina, Milano, 1989

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