da: www.unabasesicura.it

Protezione, attaccamento e sviluppo

La protezione dal pericolo

La teoria di Bowlby sostiene che l’essere umano manifesta una predisposizione innata a sviluppare relazioni d'attaccamento con le figure genitoriali, il cui scopo è quello di garantire la sicurezza e la protezione nei confronti dei pericoli.

Non tutti i rapporti significativi sono da considerare relazioni di attaccamento. Infatti, come afferma Weiss, affinché un legame possa essere considerato di attaccamento sono necessarie tre condizioni di base:

1. la ricerca della vicinanza tra la persona attaccata e la persona che offre attaccamento;
2. la presenza di reazioni di protesta di fronte alla separazione, ossia la manifestazione di “comportamenti di attaccamento” (pianti, grida, accuse), il cui scopo è quello di richiamare la figura di attaccamento quando si allontana o non è disponibile;
3. lo sviluppo di una “base sicura”, cioè di una particolare atmosfera di sicurezza e di fiducia che si instaura tra la figura “attaccata” e quella di attaccamento.
Un bambino, per esplorare in modo sereno l’ambiente extrafamiliare, ha bisogno di sentirsi sicuro di poter ritornare con la certezza di essere il benvenuto, confortato se triste e rassicurato se spaventato.
I genitori in grado di fornire una base sicura sostengono i figli nelle loro esperienze di autonomia, ma se necessario intervengono per proteggerli, rassicurarli e accudirli.

La teoria dell’attaccamento sottolinea il ruolo centrale delle relazioni nello sviluppo dell’essere umano dalla nascita alla morte.
Sin dall’infanzia e durante tutto il ciclo di vita, la salute mentale dell’individuo è vista come strettamente legata ai rapporti con le figure d’attaccamento che forniscono un supporto emotivo e protettivo.

La teoria dell’attaccamento invita a considerare, da un lato, il sistema innato di regolazione del comportamento interpersonale e, dall’altro, le strutture cognitive che si sviluppano nella concreta rete di relazioni in cui il bambino si trova immerso fin dall’infanzia.

la psicopatologia dello sviluppo

Gli studi sull’attaccamento hanno mostrato che i bambini con attaccamento sicuro riescono ad integrare sul piano psicologico le emozioni con le informazioni cognitive, gestiscono in modo competente i conflitti, stabiliscono una valida alleanza con le figure di attaccamento e, insieme al loro aiuto, riescono a fronteggiare le situazioni di difficoltà e di pericolo.

I bambini insicuri, invece, reagiscono diversamente perché lo sviluppo cognitivo e la possibilità di rappresentarsi i pensieri, le emozioni e le intenzioni altrui, li porta all’utilizzo delle funzioni psicologiche in modo alterato.

Studi longitudinali condotti fino all’età scolare dimostrano (nei bambini con attaccamento disorganizzato) un aumentato rischio di deficit nel controllo degli impulsi aggressivi, una propensione a risposte di ansia intensa ad eventi di separazione, una difficoltà nello sviluppo metacognitivo, cioè nella capacità di riflettere sui contenuti della propria mente e della mente altrui, e una tendenza agli stati dissociativi e alla scissione delle rappresentazioni di sé con l’altro.
Queste configurazioni di sviluppo, che seguono alla disorganizzazione dell’attaccamento, suggeriscono l’ipotesi che l’attaccamento disorganizzato sia un fattore di rischio per i disturbi psicopatologici implicanti: dissociazione o scissione nelle rappresentazioni di sé con l’altro; carente controllo degli impulsi; deficit metacognitivi.
Proprio il mancato sviluppo di funzioni metacognitive adeguate e il deficit delle funzioni integrative della coscienza sono per Liotti alla base del mancato senso di continuità e unità del sé, tipico della patologia borderline.

Madre e padre nell’adattamento sociale del bambino

La teoria di Bowlby porta a formulare il legame di attaccamento come monotropico: esso si instaura solo con una figura, alla quale vengono indirizzate le richieste di conforto e protezione.
Come però sottolinea la Attili, il costrutto “monotropia” non esclude che altri membri della famiglia o adulti al di fuori di questa abbiano un ruolo nella formazione dei modelli operativi dell’attaccamento del bambino e sul suo adattamento all’ambiente fisico e sociale. [...] Se il legame di attaccamento si instaura con qualcuno che viene “percepito come più forte o più saggio”, può ben accadere che sia un padre o una nonna o un fratello maggiore a porsi come figura in grado di proteggere, confortare, ascoltare in assenza della madre.
Il bambino può sviluppare una gerarchia di figure di attaccamento, dove, ad esempio, il padre può compensare un legame madre-bambino distorto.
La relazione madre-bambino risente delle altre relazioni familiari: un padre con MOI sicuri può fungere da base sicura per la propria partner e trasformare i suoi MOI, qualora fossero distorti. Infatti, se la sicurezza nell’attaccamento consente l’esplorazione del mondo fisico e sociale, un legame sicuro col proprio partner permette alla donna di esplorare la sua relazione con il figlio nelle migliori condizioni.
Sembra esistere una interdipendenza tra la qualità della vita della coppia e la relazione genitore-bambino: padri che si coinvolgono spontaneamente nella cura dei figli sono quelli che hanno un rapporto matrimoniale soddisfacente.
Contribuisce al benessere del piccolo il poter contare su due genitori che sanno condividere insieme la cura del proprio figlio.
L’importanza dell’attaccamento paterno e il ruolo svolto dal padre nel rapporto diretto con il figlio e all’interno della triade Madre-Padre- Bambino, a lungo trascurati e minimizzati, oggi sono al centro di un’interessante attività di ricerca.
Ad esempio, una ricerca di Grossmann e Zimmermann del 1999, evidenzia come nei bambini di 10 anni di età la sensibilità del padre al gioco durante l’infanzia risulta correlata alla rappresentazione del genitore come emotivamente disponibile e di sostegno.
Gli stessi autori in una ricerca del 1997 su giovani adolescenti hanno rilevato che a quell’età a presenza di stili di coping più attivi e meno evitanti e la capacità di esplorazione sono correlati significativamente con la qualità dell’attaccamento paterno durante l’infanzia, con la sensibilità mostrata quando il figlio aveva 2-3 anni e con la rappresentazione dell’attaccamento paterno valutata a 8 anni.
Un’altra ricerca ha evidenziato che un comportamento sensibile del padre durante il gioco a 2 anni è significativamente correlato alla rappresentazione di un attaccamento sicuro-autonomo (B) rilevata tramite AAI all’età di 16 anni.
È dunque evidente la durevole influenza della qualità del rapporto con il padre sullo sviluppo di competenze sicure nelle attività di esplorazione e sulle capacità di adattamento alle situazioni difficili.
Da questi studi, pertanto, emerge che il padre non svolge solo un ruolo nei processi legati alla costituzione e all’elaborazione del complesso di Edipo, allo sviluppo dell’identità sessuale, all’interiorizzazione di un codice etico e morale e allo sviluppo del Super-lo. Egli ha anche una influenza fondamentale, fin dalla prima infanzia, sullo sviluppo di una “base sicura” che sostenga la madre nello svolgimento delle proprie funzioni di crescita del figlio e il bambino nelle proprie attività di esplorazione e nello sviluppo dell’autonomia.

da: Luana Salerno - Attaccamento e Psicopatologia
Tesi del Master di Secondo Livello - Seconda Università degli Studi di Napoli, 2010

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