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modelli operativi interni: stabilità e cambiamento

I Modelli Operativi Interni

La teoria dell’attaccamento postula l’esistenza di una tendenza innata nell’uomo a ricercare la vicinanza protettiva di una figura ben conosciuta in situazioni di pericolo, dolore,  fatica o solitudine.

Tale tendenza corrisponde ad una conoscenza che, pur basata su uno schema cognitivo innato, per diventare operativa deve essere completata dalle concrete conoscenze derivanti dal contatto del bambino con le prime figure di attaccamento. Queste conoscenze vengono poi progressivamente inglobate in schemi cognitivi che Bowlby chiama Modelli Operativi Interni, che altro non sono che insiemi di memorie e aspettative riguardanti il sé del bambino e gli atteggiamenti dei genitori in risposta alle richieste di vicinanza che il bambino rivolge loro.

Grazie alla costruzione dei Modelli Operativi Interni, il bambino comincia a rapportarsi con l’esterno: le esperienze passate, particolarmente quelle relative ai pericoli, possono essere così conservate nel tempo generando aspettative e vengono utilizzate come guida influenzando i comportamenti futuri.

Il concetto di Modelli Operativi Interni, nonostante sia espresso in termini cognitivisti, richiama da vicino quello psicoanalitico di “mondo interno”; lo stesso Bowlby ritiene che la sua posizione teorica è la variante della teoria delle relazioni oggettuali, sforzandosi di portare la psicoanalisi all’ interno di una maggiore prospettiva scientifica, attraverso la formulazione di ipotesi basate sui dati di ricerca e una metodologia che permetta di ottenere dei dati falsificabili.

Le ricerche sull’attaccamento hanno dimostrato che per lo sviluppo dei Modelli Operativi Interni sono necessarie le esperienze reali, sia passate che presenti.
Come sostiene la Crittenden, i MOI sono sottoposti ad un continuo processo di riorganizzazione e possono modificarsi in seguito ad esperienze di vita particolarmente significative.
Le condizioni che sono risultate più importanti per lo sviluppo della qualità del1’attaccamento fino all’adolescenza sono la continuità delle cure genitoriali, la sensibilità materna e i Modelli Operativi Interni degli stessi genitori.
Il genitore, infatti, ha sviluppato a sua volta rappresentazioni interne in seguito ad esperienze di pericolo e delle relazioni che ha stabilito con le figure di attaccamento, nell’infanzia e nell’età adulta (con il proprio partner ad esempio).
Ne deriva che i Modelli Operativi del genitore lo guidano nel rapporto con il bambino e risultano determinanti per lo sviluppo successivo dell’attaccamento infantile.
I Modelli Operativi Interni influenzano notevolmente la costruzione della personalità, la regolazione delle emozioni e le competenze sociali di ogni individuo.

Stabilita' dei Modelli Operativi Interni

Numerose ricerche hanno tentato di seguire l’itinerario dello sviluppo dei pattern e dei Modelli Operativi Interni di attaccamento, formatisi nei primi ami di vita, fino all’età scolare, all’adolescenza e all’età adulta.
Sebbene i Modelli Operativi Interni tendano a persistere nella struttura e nei contenuti fondamentali fino all’età adulta, non si può parlare di una immodificabilità assoluta, quanto piuttosto di una tendenza alla stabilità.
In adolescenza, lo sviluppo di un pensiero ipotetico-deduttivo comincia a permettere di ragionare attraverso la formulazione di ipotesi, rendendo il pensiero meno vincolato all’esperienza diretta.
Allo stesso tempo, la capacità di rappresentarsi lo stato emotivo delle altre persone diventa sempre più accurata.
Questa capacità di considerare gli altri quali persone “pensanti” è stata definita da Peter Fonagy “funzione riflessiva”, ma i cognitivisti ne parlano in termini di “teoria della mente”: il bambino diviene progressivamente in grado di rappresentarsi i pensieri, le emozioni e le intenzioni della propria figura di attaccamento e di predirne il comportamento.

Bowlby considera i modelli di attaccamento non acquisiti definitivamente, ma flessibili e modulabili, ragion per cui non si può con certezza ritenere che una relazione di attaccamento sicura rimarrà sicura per sempre, dal momento che esperienze emozionali estreme, dovute a separazioni e perdite, possono portare a un cambiamento nella considerazione di sé e nella qualità dell’attaccamento.

Allo stesso modo, si può assumere che i Modelli Operativi Interni di una precoce esperienza di attaccamento insicuro possono essere riorganizzati.
Questo potrebbe accadere nel caso di una esperienza positiva di attaccamento o successivamente ad una psicoterapia.
Nel rapporto tra terapeuta e paziente si può avere, infatti, l’occasione per i risposta del terapeuta alle esigenze di attaccamento del paziente diversa da quella che il paziente stesso ha ricevuto prima dai genitori e poi dai partner affettivi.

Dall’infanzia all’adolescenza: stabilità o cambiamento?

Bowlby sostiene che l’attaccamento accompagna l’uomo “dalla culla alla tomba”.
Con quest’affermazione egli però intende che la funzione svolta dall’attaccamento continua ad essere importante e non implica che i Modelli Operativi Interni non si modifichino nel corso della vita. Diverse ricerche hanno, infatti, dimostrato che i MOI evolvono col tempo e possono riorganizzarsi sia in seguito allo sviluppo individuale che con il verificarsi di esperienze significative come la genitorialità, lutti, malattie, psicoterapie.
Per quel che riguarda strettamente l’adolescenza, uno studio di Zimmermann e Grossmann, effettuato su bambini e famiglie dalla nascita all’adolescenza, ha evidenziato alcune correlazioni:
1. le Strange Situation tra madri e figli di 1 anno di età risultano correlate con i risultati delle AAI delle madri a 6 anni di età del figlio;
2. le AAI delle madri quando il figlio ha 6 anni sono predittive delle AAI del figlio in adolescenza (a 16 anni);
3. i soggetti risultati sicuri alla Strange Situation, a 10 anni manifestano una maggior tendenza a riferirsi a un genitore quando si sentono tristi, spaventati o arrabbiati, mentre quelli evitanti continuano a tenerli a distanza.

Le Strange Situation con la madre e quelle col padre non risultano però correlate con i risultati delle AAI del figlio in adolescenza. In questa fascia di età sono piuttosto la presenza di fattori di rischio familiare e psicosociale (separazioni, divorzi, malattie, lutti, problemi economici, maltrattamenti) ad essere altamente correlati con lo sviluppo di stili di attaccamento insicuro.
Ne deriva che, con il finire dell’infanzia e il sopraggiungere della adolescenza, i cambiamenti dei MOI sono più da attribuirsi agli eventi di vita stressanti, piuttosto che al tipo di attaccamento manifestato durante l’infanzia.
In una sua ricerca, però, Ammaniti, attraverso la somministrazione dell’AICA (Attachment Interview for Childhood and Adolescence) a 10 e a 14 anni, ha trovato comunque una certa stabilità (il 71%) dei MOI in questi quattro anni.

da: Luana Salerno - Attaccamento e Psicopatologia
Tesi del Master di Secondo Livello - Seconda Università degli Studi di Napoli, 2010

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