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strumenti di valutazione in età evolutiva


Gli strumenti di valutazione che permettono di rilevare le rappresentazioni mentali dell’attaccamento sono diversi ed adeguati a diversi periodi dell’arco di vita; in generale, però, essi si possono dividere in due gruppi:
• il primo misura le organizzazioni dell’attaccamento attraverso la messa in prova del soggetto in situazioni dove si sperimenta o viene evocata la paura di non avere la propria madre a disposizione; la situazione di “pericolo” attiva il sistema di attaccamento e, inconsapevolmente, si verifica  la produzione di risposte rivelatrici delle proprie esperienze di attaccamento;
• il secondo gruppo misura i modelli dell’attaccamento attraverso questionari self report, autosomministrati, che vengono utilizzati prevalentemente in età adulta (ad esempio, l’AAI) o questionari compilati dai genitori che descrivono il comportamento del bambino (come l’Attachment Q-sort).

Al primo gruppo appartiene la Strange Situation di Mary Ainsworth, procedura standardizzata di laboratorio costituita da otto episodi che prevedono la presenza della madre, di un bambino e di un adulto estraneo, ed è sicuramente la procedura maggiormente utilizzata per la valutazione della qualità dell’attaccamento tra il primo e il secondo anno di vita.

Secondo la Ainsworth l’assenza del genitore e la presenza di una persona estranea hanno l’effetto di suscitare nel bambino una condizione di stress che attiva il sistema di attaccamento e inibisce i comportamenti di tipo esplorativo.
Alla SS è da riconoscere il merito di aver reso individuabili e misurabili le differenze individuali nel legame di attaccamento.
Lo strumento inoltre si è rivelato adatto a valutare il legame di attaccamento non solo nei bambini normodotati ma anche in soggetti affetti da tipologie di handicap in cui non sono compromesse le capacità cognitive del bambino.
Sebbene la Strange Situation sia stata per molto tempo l’unico e incontrastato strumento di rilevazione dell’attaccamento negli ultimi anni il suo impiego ha suscitato delle perplessità essendo stati rilevati alcuni aspetti problematici relativi a tale procedura.
Una prima serie di critiche viene avanzata relativamente al tipo di misure utilizzate: le classificazioni della SS si basano sull’osservazione di particolari pattern di comportamenti, viene cioè adottata una valutazione di tipo qualitativo piuttosto che quantitativo.
Uno dei limiti più rilevanti della procedura riguarda, comunque, l’impossibilità di effettuare rilevazioni ripetute dell’attaccamento nello stesso periodo di tempo.
La Ainsworth suggerisce, infatti, di rispettare un intervallo di 6 mesi tra una rilevazione e l’altra per evitare che il bambino ricordi la situazione insolita.
Ne consegue che il numero di rilevazioni effettuabili per lo stesso bambino è limitato, essendo la procedura utilizzabile in modo ottimale dai 12 ai 24 mesi; diventa impossibile inoltre confrontare tra loro i diversi legami di attaccamento poiché durante i mesi trascorsi tra una rilevazione e l’altra possono essersi verificati eventi rilevanti non controllati.
L’impossibilità di replicare le osservazioni costituisce un serio problema, in quanto vengono perse le informazioni relative alla qualità del legame di attaccamento che il bambino stabilisce anche con persone esterne al nucleo familiare.
Nelle fasi successive alla prima infanzia la valutazione dell’attaccamento tramite 1’ osservazione diretta del comportamento, in situazioni di separazione e riunione, presenta alcune difficoltà teoriche e metodologiche solo parzialmente risolte. In primo luogo un problema fondamentale è costituito dal fatto che i pattern di comportamento che si osservano durante la Strange Situation sono intrinsecamente dipendenti dal livello di sviluppo affettivo, cognitivo e comportamentale dei bambini intorno all’anno di vita.
Ne deriva che non è più possibile applicare lo schema della Ainsworth ai bambini più grandi semplicemente perché, con lo sviluppo, questi tendono a non manifestare più gli stessi comportamenti di attaccamento, con la stessa frequenza, intensità e organizzazione.
In età prescolare e scolare le nuove acquisizioni sul piano motorio, cognitivo e linguistico, e lo sviluppo di abilità di negoziazione permettono al bambino di diversificare e ampliare le proprie strategie per regolare il senso di sicurezza e la distanza fisica e psicologica rispetto alla figura di attaccamento.
Un’ulteriore difficoltà è legata al fatto che, con lo sviluppo, tendono a cambiare gli eventi o le situazioni che elicitano l’attivazione del sistema di attaccamento. Questo fatto genera diversi interrogativi sulla effettiva possibilità che procedure di separazione/riunione elicitino anche nei bambini più grandi livelli di stress corrispondenti a quelli che si determinano nella prima infanzia.
A questo proposito da tempo in letteratura si sono aperte controversie riguardo alla validità della SS con bambini di età superiore a 24 mesi.

Al secondo gruppo appartiene, invece, l’Attachment Q-sort, messo a punto da Everett e Waters e validato per l’Italia da Cassibba e D’Odorico.

L’Attacchment Q-sort è uno strumento di misura dell’attaccamento per bambini da 1 a 5 anni, basato su item che descrivono i comportamenti del bambino a casa e nella vita di ogni giorno, e che prevede che la misura venga fatta dalla madre o da un osservatore esterno.
Questo strumento risolve la difficoltà di confrontare i legami di attaccamento che il bambino stabilisce con gli adulti che si prendono cura di lui; consente infatti di effettuare rilevazioni ripetute dell’attaccamento nell’arco della stessa settimana.
Il Q-sort prevede, infine, che le osservazioni vengano condotte negli ambienti naturali frequentati dal bambino e non in laboratorio.
Attili invece, evidenzia che il fatto che i comportamenti non vengano prodotti in situazioni di stress, e che quindi possano essere utilizzati con riserva come indici di attivazione del sistema di attaccamento, e che la loro valutazione passi attraverso il filtro del ricordo e della interpretazione che ne fa la figura di attaccamento, rende controverso che si tratti di uno strumento che misuri effettivamente la qualità dell’attaccamento.
Nel caso in cui la valutazione sia affidata ad uno sperimentatore, il numero delle visite da effettuare a domicilio (2-3 ciascuna della durata di 2 o 3 ore), al fine di ottenere una serie di osservazioni attendibili, rende lo strumento un po’ difficile da utilizzare.
In età evolutiva, vi sono strumenti simili all’AAI, che valutano l’attaccamento di un soggetto attraverso le sue rappresentazioni mentali.
L’AAI, per esempio, è costruita in modo da elicitare i ricordi relativi alle prime esperienze di separazione dai genitori, le memorie concernenti le reazioni del soggetto in situazioni di malessere fisico o psicologico e le corrispettive risposte dei genitori, i ricordi di lutti avvenuti quando il soggetto era piccolo e le memorie di traumi e delle reazioni ad esso. Misurare il livello rappresentativo attraverso delle interviste che inducano a parlare delle proprie esperienze emotive e delle proprie reazioni alle separazioni dai genitori è, in età precoce, per ovvi motivi non semplice.

Il Test di Completamento di Storie o Attachment Story Completion Tast (ASCT) è una procedura ideata da Bretherton, Ridgeway e Cassidy ed è basata sulla presentazione di cinque storie (più una introduttiva) che evocano tematiche importanti relative all’attaccamento.

Ogni storia dura all’incirca tre minuti e viene presentata al soggetto attraverso l’utilizzo di giocattoli tipo playmobil come se rappresentassero i membri della famiglia.
Le tematiche sono le seguenti:
1. il succo di frutta rovesciato sulla tavola (che provoca il rimprovero della mamma);
2. il ginocchio ferito (che attiva i comportamenti di attaccamento e la ricerca di protezione);
3. il mostro in camera da letto (indaga la reazione di paura);
4. la partenza (indaga l’ansia di separazione);
5. il ricongiungimento (indaga le modalità con le quali il bambino si riavvicina alla figura di attaccamento).
L’intera procedura è videoregistrata e successivamente codificata. Viene valutata la rappresentazione generale dell’attaccamento piuttosto che l’attaccamento ad una persona specifica. La procedura, utilizzata anche in numerosi studi italiani, è molto semplice e si è dimostrata valida per la discriminazione tra soggetti sicuri ed insicuri, ma poco precisa nell’individuazione delle diverse tipologie di attaccamento insicuro. Può essere utilizzata a partire dai 3 anni all’età scolare, ma sembra che la sua applicazione con bambini di 10-11 anni sia da ritenersi poco attendibile.

La Security Scale elaborata da Kerns, Klepac e Cole è un questionario di 15 affermazioni che intendono valutare il grado di sicurezza percepito dai bambini di età compresa tra gli 8 e i 14 anni all’interno delle relazioni di attaccamento con la madre e con il padre.

In ogni frase il soggetto deve scegliere tra quattro possibilità quella che si avvicina maggiormente alla propria esperienza. La Security Scale non individua uno specifico stile di attaccamento, ma piuttosto valuta la percezione di sicurezza nei confronti dei genitori all’interno di un continuum.

L’Attachment Interview for Childhood and Adolescence (AICA), conosciuta in Italia come Intervista sull’Attaccamento in Latenza (IAL) sviluppata da Ammaniti e collaboratori è un’intervista semistrutturata derivata dalla AAI adattata per i bambini in età scolare, i preadolescenti e i giovani adolescenti.

Come nella procedura originale, l’intervista viene audioregistrata e successivamente trascritta in ogni particolare.
La struttura e la sequenza delle domande rimangono le stesse, ma il linguaggio è semplificato ed alcune domande sono modificate o eliminate in quanto poco pertinenti per un soggetto di quella età. La durata della procedura varia dai 15 ai 30 minuti ed è più breve della versione per adulti.
Con questa procedura è stata evidenziata nei preadolescenti una distribuzione degli stili di attaccamento simile a quella degli adulti: 56-64% Liberi-Autonomi (F), 24-29% Distanzianti (Ds), 7-20% Preoccupati (E).
Somministrando l’AICA in tempi diversi (a 10 e a 14 anni) è stato inoltre evidenziata una notevole stabilità dei Modelli Operativi Interni in questa fase della vita: nei quattro mesi trascorsi gli stili di attaccamento sono rimasti invariati nel 71% dei casi.

Uno degli strumenti più attendibili per misurare la rappresentazione interna dell’attaccamento si è rivelato finora il Separation Anxiety Test (SAT), test semi-proiettivo messo a punto da Klagsbrun e Bowlby per valutare le reazioni ad ipotetiche separazioni dai genitori, raffigurate in un set di fotografie.

Una serie di ricerche, infatti, prova che le reazioni comportamentali alla separazione dai genitori, misurate tramite la Strange Situation, o attraverso procedure simili, trovano riscontro nelle reazioni al test di Bowlby riportate verbalmente dai soggetti.
Il SAT sembrerebbe quindi uno strumento atto ad elicitare risposte che riflettono l’organizzazione dell’attaccamento che è possibile osservare attraverso indici comportamentali.
Nella sua versione originale, il SAT è costituito da due set (uno per i maschi e uno per le femmine) di sei fotografie in cui sono rappresentate situazioni in cui un bambino (o una bambina) è lontano/a dai genitori o si sta separando da essi per un periodo di tempo più o meno lungo.
Nella versione modificata dalla Attili le fotografie sono state sostituite da due set di 6 vignette elaborate al computer e rappresentanti scene di separazione analoghe:
1. dei genitori che escono per una serata e lasciano il bambino a casa;
2. un bambino è al primo giorno di scuola, si trova in classe con la maestra e i compagni mentre la madre se ne è appena andata;
3. i genitori vanno via per un week-end e lasciano il bambino da una zia;
4. un bambino è al parco con i genitori e questi gli chiedono di allontanarsi perché devono parlare da soli;
5. dei genitori devono partire per due settimane e prima di andarsene danno un regalo al bambino;
6. una madre mette il bambino a letto e poi esce dalla stanza.
Le vignette 1, 3 e 5, rappresentando separazioni lunghe e tali da creare ansia, sono state identificate come separazioni severe; le vignette 2, 4, 6, essendo separazioni brevi e più emotivamente gestibili, sono identificate come separazioni miti.
La presentazione di ogni vignetta è seguita da quattro domande di tipo proiettivo, relative alle reazioni emotive e comportamentali di un “bambino ipotetico”, indotte dallo stress della separazione:
1. “Secondo te, cosa prova questo bambino?”
2. “Perché pensi che provi questo”?
3. “Che cosa pensi che faccia, ora?”
4. “Cosa pensi che farà quando rivedrà la madre?”.
Una seconda serie di domande viene posta in merito al “bambino reale”, per cui si chiede: “Che cosa proveresti se fossi tu questo bambino”? e così via.
La ripetizione delle domande ha senso in quanto i soggetti con problemi di tipo psicopatologico sembrano attribuire a se stessi emozioni che indicano evitamento (come il non provare niente durante l’assenza dei genitori o addirittura dicono di stare meglio) mentre riusconono ad attribuire al “bambino ipotetico” le emozioni dell’attaccamento (che quindi si sentiva solo e triste).
In merito alla codifica, le risposte dei bambini sono state classificate in 17 categorie che danno conto delle loro reazioni emotive: 1) solitudine, 2) tristezza; 3) rifiuto; 4) rimproverare se stesso; 5) rabbia, 6) colpevolizzazione di altri; 7) benessere; 8) incredulità; 9) evitamento; 10) evasione; 11) paura generalizzata/ansia; 12) reazione somatica; 13) fame; 14) paure catastrofiche; 15) preoccupazione inversa; 16) risposte bizzarre; 17) risposte confuse.
A tal fine vengono considerate le risposte relative a tutte e tre le domande, anche se è da tener presente che la risposta a “Cosa fa ora il bambino” viene classificata anche a parte. Queste categorie vengono poi raggruppate in 8 classi: 1) attaccamento; 2) mancanza di autostima; 3) ostilità; 4) fidarsi di se stesso; 5 ) evitamento; 6) ansia; 7) ansia incontrollabile; 8) confusione.
Sono classificati Sicuri B i soggetti in grado di attribuire al bambino rappresentato e di riportare in maniera appropriata le sensazioni negative (tristezza, solitudine, rabbia, ansia) derivate dalla separazione dal genitore. Come sottolinea la Attili, ‘non esagerano l’espressione di quelle emozioni; sanno piuttosto regolarle”. Riportano, poi, appropriate modalità di coping (chiamano gli amici, guardano la televisione).
Sono classificati come Evitanti A quei soggetti che non esprimono le emozioni negative (tristezza, rabbia, ansia). Avendo probabilmente sperimentato una madre rifiutante e pronta a rompere la relazione nel caso di una manifestazione di sconforto, essi distorcono le emozioni al punto da farle diventare falsamente ed esageratamente positive. Ipotizzano modalità di coping estremamente mature o soluzioni fantasiose (prendere un taxi o andarsene in Africa) oppure una negazione della realtà (i genitori non se ne vanno davvero) o totale mancanza di azione (il bambino non fa nulla e aspetta).
Vengono classificati come Ambivalenti C i soggetti che esprimono in modo forte le proprie emozioni negative, con una preponderanza di rabbia, desiderio di ritorsione e dipendenza dalle figure di attaccamento. Le modalità di coping mostrano tale incapacità di affrontare le separazioni, infatti sono pervase da pessimismo irrealistico (pensano che i genitori non torneranno mai più), da desiderio di vendetta o mancanza di azione.
I soggetti Disorganizzati D danno per lo più risposte di ansia o angoscia, bizzarre e confuse. Ipotizzano eventi catastrofici e, durante le risposte relative al “bambino ipotetico” i soggetti disorganizzati possono spontaneamente passare a descrivere il “bambino reale”, cioè se stessi.
La Attili ha aggiunto anche la configurazione Attaccamento Confuso Co: i soggetti appartenenti a tale configurazione (per lo più campioni cimici), danno risposte che non mostrano una chiara reazione alla separazione. Ad esempio, alla domanda: “Cosa prova questo bambino?” essi rispondono:
“Dipende. Se è piccolo si metterà a giocare, se è grande si chiederà perché i genitori sono andati via”.

da: Luana Salerno - Attaccamento e Psicopatologia
Tesi del Master di Secondo Livello - Seconda Università degli Studi di Napoli, 2010

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