da: www.unabasesicura.it

Una terapia genitore-bambino:
"il Circolo della Sicurezza"


Il volume "La teoria dell'attaccamento nel lavoro clinico con i bambini" curato da David Oppenheim e Douglas F. Goldsmith, presenta diversi programmi d'intervento focalizzati sulle difficoltà di relazione genitore-bambino; la loro strategia di fondo, come evidenziato nell'introduzione dai curatori dell'edizione italiana, Tambelli e Zavattini, punta alla "risoluzione", ovvero ad un processo di elaborazione - a livello emotivo, cognitivo e comportamentale - che porti ad una ri-organizzazione delle rappresentazioni mentali (modelli operativi interni) del genitore.
In particolare, il programma d'intervento ("il Circolo della Sicurezza") è volto a modificare il percorso evolutivo di bambini piccoli ad alto rischio, tramite la ridefinizione delle rappresentazioni mentali dei genitori (di sé e del bambino) relativamente alle funzioni dell'attaccamento.
L'assunto di base è che alcuni bisogni del bambino evocherebbero nel genitore stati emotivi intollerabili (non avendo usufruito di affettuosa protezione in situazioni analoghe della propria infanzia), per cui il bambino, percependo l'indisponibilità del genitore, eviterebbe di manifestare tali bisogni, "deviandoli" in pattern controllanti/punitivi o impotenti/inibiti.
"Quando i bambini sono angosciati la disponibilità dei genitori si riduce - invece di aumentare - e di conseguenza i bambini imparano a ottimizzare la possibilità di mantenere una connessione con i genitori, sviluppando strategie comportamentali che mascherano o esagerano i fondamentali bisogni di attaccamento; cercano in questo modo di ridurre l'angoscia del genitore e di raggiungere la maggior vicinanza psicologica possibile".

Un semplice disegno che rappresenta l'oscillare ritmico dei comportamenti del bambino tra attaccamento ed esplorazione, e le complementari funzioni del genitore quale "base sicura" e "rifugio sicuro" viene usato come mappa per aiutare i genitori a comprendere i bisogni dei figli (di sostegno all'autonomia o di conforto) alla luce della teoria dell'attaccamento.
Nel grafico è evidenziata anche la funzione genitoriale, definita metaforicamente come"offrire le mani", di porsi come l'elemento "più grande e più saggio".
La saggezza è intesa come la consapevolezza di dover essere, allo stesso tempo, sia più forti sia premurosi, quando i bambini hanno bisogno di loro "all round the circle" dell'attaccamento/esplorazione.
Invece, nelle relazioni genitore-figlio più problematiche, succede che "quando i genitori provano ad essere più grandi e più forti sacrificano la componente più premurosa, finendo con il diventare inadeguati, mentre quando cercano di essere premurosi sacrificano la componente più grandi e più forti, finendo con il comportarsi in modo eccessivamente accomodante e lasciando che siano i figli a farsi carico della relazione".*
Le strategie di attaccamento insicuro dei bambini rappresentano una soluzione difensiva per fronteggiare una situazione problematica in almeno una delle tre funzioni basilari di caregiving del genitore: funzionare da base sicura, fornire un rifugio sicuro, ed "essere più grande e più saggio".
Attraverso la visione di sequenze selezionate della video-registazione della Strange Situation, i genitori vengono portati ad esaminare gli aspetti da modificare; sono sollecitati a riconoscere i propri stati emotivi insicuri e le rappresentazioni mentali (di sé e del bambino) evocate in loro dai comportamenti del bambino.
Attraverso sedute di gruppo, il genitore viene aiutato a focalizzare i propri stati emotivi associandoli a due esperienze musicali proposte: una rilassante e piacevole, l'altra evocante agitazione ed ansia ("la musica dello Squalo"): la musica diventa la metafora di stati mentali, perché evoca sentimenti ma non è basata sul linguaggio (come la conoscenza relazionale implicita); la "Shark Music" diventa il simbolo per riconoscere ed indicare gli stati emotivi insicuri del genitore, primo passo per una maggior capacità riflessiva, definita come "capacità psicologica di comprendere gli stati mentali, i pensieri, i sentimenti e le intenzioni proprie e dell'altro".

La personalità del genitore è organizzata in base al principio generale, ipotizzato dalla teoria dell'attaccamento, dell'intenso bisogno di legami e della paura di perderli, con possibili fragilità ("sensibilità di base") verso la separazione, la stima e la sicurezza.
Genitori (troppo) sensibili alla separazione sentono che per evitare l'abbandono debbono concentrarsi su quello che gli altri vogliono fino all'estremo di un disturbo di personalità borderline;
- genitori (troppo) sensibili alla stima hanno bisogno di dimostrare il proprio valore attraverso esibizioni e successi, fino al limite di un disturbo di personalità narcisistica;
- genitori (troppo) sensibili alla sicurezza cercano di promuovere l'autonomia del figlio, non sopportando di essere né dentro né fuori la relazione, in quanto avvertono ogni relazione come pericolosa per l'integrità del proprio sé, con un disturbo che in forma estrema diventa il disturbo di personalità schizoide.
Gli Autori specificano che tali sensibilità si collocano su un continuum che si muove da strategie di difesa flessibili e adattive fino a stili di personalità rigidi e pervasivi.
Le diverse sensibilità possono anche coesistere, come nel caso clinico riportato di una madre che le presentava tutte: non forniva una base sicura poiché interferiva con l'esplorazione del figlio, non costituiva un rifugio sicuro, perché non provvedeva a dargli conforto e non organizzava i sentimenti del bambino, quando questi era turbato, e non si faceva carico della situazione da persona più grande e più saggia, quando al bambino serviva che lei lo facesse.
I comportamenti del figlio mostravano strategie ambivalenti, di evitamento ma anche di controllo.
L'intervento effettuato offre alcune considerazioni di valore generale, specialmente riguardo la strategia (di inversione di ruolo) del bambino che assume un ruolo genitoriale o organizzativo nei confronti del caregiver poiché questi ha abdicato alle funzioni genitoriali principali; strategia che è associata con l'attaccamento disorganizzato e porta ad esiti evolutivi negativi.
Dall'osservazione che in una situazione la stessa madre svolgeva adeguatamente una funzione normativa e contenitiva, gli Autori hanno supposto che tale capacità fosse "sotto utilizzata" per ragioni difensive: il genitore evitava di adoperare questa capacità perche gli evocava stati mentali negativi.
Emerse che la madre era profondamente angosciata dalla disapprovazione del figlio (di soli tre anni) perché sentiva come fosse in gioco l'essere o il non essere amata.
Questo bisogno determinava un'inversione di ruoli: il figlio aveva un enorme potere sulla madre, ma ciò metteva in crisi non solo la sicurezza della madre, ma anche quella del figlio, non protetto da una madre "più forte e più saggia".
Peraltro la madre era consapevole che se avesse sempre dato al figlio ciò che desiderava, in ultima analisi lo avrebbe danneggiato, ma non riusciva a comportarsi di conseguenza.
La madre era consapevole di provare sentimenti di ansia, quando provava a prendersi carico della relazione e si rendeva conto che poteva evitarli adattandosi alle richieste del figlio.
A livello cognitivo, non sapeva perché sentiva questa paura quando avrebbe dovuto dare regole al figlio e gestirne la rabbia, ma riconosceva semplicemente l'angoscia che provava e attuava automaticamente la procedura protettiva di evitare il conflitto.
Dall'anamnesi e da una specifica intervista clinica, emerse una acuita sensibilità della madre alla separazione, con una storia di depressione e di un'infanzia in cui non si era sentita amata dalla propria madre e con presenza di sentimenti di solitudine abbandonica quando il figlio era arrabbiato o non aveva bisogno di lei.
Attraverso sedute di gruppo con altri genitori e con la visione di sequenze selezionate della sua interazione col figlio, la madre è stata portata dapprima a riconoscere il bisogno del bambino di lei come base sicura per l'esplorazione (finora avvertito invece solo come rischio abbandonico).
Sempre in gruppo e con la visione di video-registrazioni, la madre è stata aiutata a riconoscere i momenti della relazione col figlio in cui ella prova stati mentali negativi ("la musica dello squalo") e in corrispondenza il bisogno del bambino di lei come persona "più grande e più saggia" che lo aiutasse a gestire i sentimenti di rabbia.
Qui gli Autori, tra i tanti aspetti teorici e clinici, presentano anche il concetto di "Time-In", che enfatizza la necessità di rimanere nella relazione col bambino (e non allontanarsi come nel time-out) quando sono turbati o arrabbiati.
Così, con intensa risonanza emotiva, la madre ha iniziato a percepire i bisogni del figlio in una nuova luce, ma non senza le resistenze indotte dal doversi confrontare con la dolorosa consapevolezza di non aver mai provato simili attenzioni da bambina.

LIBERAMENTE TRATTO DA:

Bert Powell, Glen Cooper, Kent Hoffman, Robert Marvin
Il Progetto del Circolo della Sicurezza - La presentazione di un caso clinico:
"Addolora dare quello che non hai mai ricevuto" in
La teoria dell'attaccamento nel lavoro clinico con i bambini
a cura di David Oppenheim, Douglas F. Goldsmith
Borla editore, Roma, 2010